Per stare al mondo c’è bisogno di una cosa fondamentale: una buona educazione, per me legata soprattutto al buon senso e al rispetto degli altri. Ci sono poi comportamenti, bon ton e galateo nelle circostanze formali, che sono un insieme di regole che negli anni sono cambiate, a volte dissacrate dai costumi moderni.

Ho studiato Scienze della Comunicazione e la parola scienze mi è sempre sembrata così altisonante vicino a comunicazione, ma negli anni e con le mie esperienze, mi sono invece resa conto che la comunicazione è realmente una scienza, un’alchimia per cui ad ogni azione corrisponde una reazione e non sempre quella che desideriamo. A maggior ragione oggi, quando la nostra comunicazione interpersonale avviene sui social, sulle chat e ci dobbiamo preoccupare anche della nostra reputazione online.

Per cui possiamo anche sbagliare la forchetta da utilizzare per l’antipasto, possiamo anche fare la scarpetta con il sugo, ma cerchiamo di non commettere errori con il galateo del web, la netiquette, perché le buone maniere esistono anche sul web. Impararle ci aiuterà a evitare figuracce.
Ecco alcune semplici regole per comportarsi con stile, anche sul web e sui social!

La Netiquette: il galateo del web

Foto del galateo del web e dei social

A proposito di bon ton e galateo, il mio punto di riferimento è da sempre Nicola Santini, giornalista e opinionista, esperto di costume e bon ton. Questa è la definizione ufficiale, io aggiungo anche una persona speciale dotata di un umorismo acuto che in molti vorrebbero ma che a pochi riesce.
L’ho conosciuto anni fa e parlammo di etiquette sul lavoro e delle cene in ambasciata…lo ritrovo dopo alcuni anni per questa intervista sempre sul galateo, ma sul web e i social network.
Il suo ultimo libro “Non lo faccio più” è una divertente ed essenziale lettura sui costumi moderni organizzata per hashtag da #amicizie esaurite a #whatsapp.

Foto di Nicola Santini

Nicola Santini e il suo nuovo libro “Non lo faccio più”.

Il galateo sul web e sui social

Nicola la comunicazione oggi ha subito dei profondi cambiamenti e abbiamo relazioni “virtuali”, sia personali che professionali. Esiste una “netiquette”?
“Non solo esiste, ma è puntualmente ignorata, come succede a molte regole del galateo. Per questo motivo “Non lo faccio piú” spiega quanto sia fondamentale regolarsi anche se non si amano le regole. Dall’altra parte non esiste modo migliore che conoscere le regole per trasgredirle. Ho capito che la trasgressione è molto più appealing delle regole. Mi regolo di conseguenza.
Per quanto riguarda il web ogni qualvolta si abusa di uno strumento funziona come nella vita reale: se si preme troppo sull’acceleratore l’unico modo per fermarci è l’autovelox e a volte non basta nemmeno quello. Sul web come sui social c’è la presunzione di trovare sempre tutti pronti a risponderci in qualsiasi momento del giorno e della notte. Questo fa sì che la gente diventi eccessivamente pushing senza capire che esistono ancora persone che hanno una vita offline“.

Cominciamo dai social: secondo te rispecchiano realmente la nostra personalità? Che peso dobbiamo dare?
“In alcuni, rarissimi casi. Nella maggior parte delle situazioni mi trovo a riscontrare che i social sono una forma di vetrina di cui veramente si fa un uso che rasenta la truffa. Quanta gente posta fotografie eccessivamente generose o contenuti presi un po’ di qua un po’ di là? Ho conosciuto autentiche tigri della tastiera o bellezze pressoché inarrivabili che quando si presentano ti viene voglia di chiedergli indietro il rimborso dei GB di navigazione spesi per coltivare un rapporto”.

Foto del Galeteo del web e sui social

Netiquette e social

Il “personal branding” si fonda anche sulla nostra reputazione social e sul web. Come dobbiamo comportaci allora? Possiamo dare libero sfogo a tutto quello che ci passa per la testa o dobbiamo misurarci perché stiamo costruendo la nostra reputazione online?
“Credo che cambi lo strumento, diventando oltremodo democratico, perché il web non ha orari di palinsesto o limitazioni circa la tipologia di persone che lo frequentano, ma le regole sono sempre le stesse. Ogni qualvolta il nostro modo di esprimersi e di sentirci liberi, limita o lede la libertà di un’altra persona bisognerebbe darsi immediatamente un contegno. E’ anche vero dall’altra parte che come il telecomando è uno strumento potentissimo per cambiare canale quando qualcosa non ci va a genio, anche nel caso della reputazione sul web ognuno è libero di costruirsela o rovinarsela come meglio crede. Nessuno ti obbliga”.

A volte non diciamo alle persone le verità vis-à-vis ma scriviamo un post allusivo su Facebook. Le polemiche, i litigi fra due persone vanno evitati sui social?
“L’arte del puntare qui per parare là è vecchia, molto più vecchia di Facebook o Instagram. Ogni evoluzione del nostro tempo ha i suoi pro e i suoi contro.
Personalmente, sono ancora uno di quelli che non ha problemi ad alzare il telefono e farti un culo così se incroci la mia strada nel modo sbagliato. Devo dire però che spesso sia nelle questioni affettive sia nelle questioni belliche, la sincerità non sempre paga. A quel punto meglio essere un po’ più paraculi e lanciare nell’etere o nella rete frasi allusive. Non è la mia partita ma in qualche modo capisco che aiuta a stare al mondo”.

Foto del galateo del web e dei biglietti da visita

Dal biglietto da visita alla netiquette

In molti si improvvisano PR e ti tinvitano, ti taggano su ogni cosa,  per non parlare dei giochi ecc. ecc. C’è una misura, un bon ton anche in questo?
“Sì, ma ho imparato che ci sono persone alle quali puoi dare tutte le regole di questo mondo e fanno comunque di testa propria. Sapessi quanti anni sono che dico di non mettersi alle persone le infradito in città! Eppure continuano a farlo”.

La nostra comunicazione professionale è scandita da email. Come scriverle bene? Bisogna sempre dare del tu? indirizzi sempre in blind?
“La comunicazione impostata via mail deve seguire una regola che varrebbe quasi sempre. Il tu sì da quando si è in confidenza o tra colleghi in maniera automatica, una email è uno strumento veloce e capace di correre tra gli oceani in pochi secondi, quindi non bisogna mai far passare troppo tempo per una risposta, e non bisogna mandare una mail per qualsiasi cagata ti venga in mente. Indirizzi non sempre in blind, ma quando si tratta di rispettare la privacy altrui dovrebbe essere un vero e proprio obbligo”.

È giusto prendere gli indirizzi dalle email degli altri e crearsi una propria mailing list?
“Non è giusto, ma per molti è furbo, oppure l’unica strada percorribile. Questo spiega il perché io quando ricevo una email da un perfetto sconosciuto ignoro senza nemmeno guardare il contenuto”.

Bisogna sempre rispondere alle email e fino a che ora? Mi sembra che alcuni mandino le mail di notte per far vedere che lavorano senza sosta…
“Certo, a messaggio scritto si risponde con messaggio scritto. Per quanto riguarda le email di lavoro mandate di notte, io personalmente anche se le ricevo e sono online, rispondo negli orari consoni al lavoro. E non mi faccio impressionare da chi fa vedere di lavorare in orari assurdi. Anche perché spesso queste sono le persone che lavorano anche di notte perché durante il giorno ti distraggono sui Social Network”.

Il galateo del web e in chat

Foto della netiquette

Un piccolo accenno a WhatsApp: cosa non fare mai nelle chat. Ad esempio gli auguri?; ringraziamenti infiniti nei gruppi; un gruppo per fare pubblicità?
“Parli con uno che è quasi costantemente attaccato a whatsapp. Il capitolo del mio libro dedicato a questa applicazione dice così testualmente: ‘Oggi possiamo mandarci foto, scambiarci video chiacchierare tutto questo se ci amiamo amorevolmente. Non come una volta che eravamo obbligati a guardarci in faccia’
Per quanto riguarda i gruppi io mi cancello senza nemmeno salutare”.

Il tuo nuovo libro si intitola “Non lo faccio più”. Cinque cose da mettere in cima alla lista del “non lo faccio più”.
“Il titolo è volutamente ambiguo. In realtà il punto di partenza sono quelle regole del galateo che oggi non hanno più senso. Un esempio? Il galateo mette alla porta la scarpetta. Avete mai provato a fare la scarpetta con un sugo che merita e un pane casereccio? Francamente una volta provata non mi sono più sentito di vietarla. Un altro, ti stupirai, è il buon appetito. La gente che legge i libri di bon ton inorridisce se sente dire buon appetito a tavola. Francamente sono stato in case in cui è consuetudine augurare il buon appetito e ho trovato più imbarazzanti quelli che alzavano gli occhi al cielo come se uno avesse appena bestemmiato ma poi tiravano fuori lo smartphone per fotografare. Chiaramente non lo direi in un pranzo a un’ambasciata, ma sentirmi dare lezioni di buona educazione da chi non ti dice buon appetito ma fotografa e tagga il piatto che sta per mangiare con l’hashtag foodporn, non me la sento”.

“Non lo faccio più” di Nicola Santini

Una foto pubblicata da Nicola Santini (@nicolasantini8) in data:

Quando ho chiesto la collaborazione di Nicola per realizzare questo post sul galateo del web, ho trovato assolutamente perfetto e centrato il suo ultimo libro “Non lo faccio più”, un piccolo manuale sui costumi moderni e quindi anche sui social network e su come sono cambiate le regole del bon ton.
Ci sono consigli da come comportarsi con la suocera alla “paraculaggine”,  passando per il linguaggio dei fiori e l’orrore dei tovaglioli a forma di ventaglio nel bicchiere.  La narrazione è organizzata per hashtag, rendendo il libro scorrevole, leggero e accattivante e io l’ho letto in una serata, perché non riuscivo a smettere di ridere!.
Ve lo consiglio come lettura dell’estate, magari da commentare con gli amici sotto l’ombrellone che sicuro si scatena un dibattito…e poi sapremo anche come e cosa postare delle nostre vacanze e metti che ci invita un ambasciatore a cena, noi faremo anche la scarpetta!
Lo trovate a questo link: “Non lo faccio più” e concludo con il mio hashtag preferito.

Foto del concetto di sincerità

3 commenti

  1. Mi sono molto divertita a leggerlo. Ed ho imparato qualcosa. Probabilmente mi leggerò anche il libro. Io mi reputo sincera in modo educato. Lo so che a volte è controproducente, ma sono fatta così. Stronza no :), taccio piuttosto che offendere in modo diretto qualcuno.

      • Io di solito per carattere evito, non so mi viene naturale, anche perché penso che con alcune persone sia proprio inutile, una perdita di tempo…Tu ti affanni a parlare perché ti hanno offeso e loro non capiscono, non lo capiscono. Poi ovvio, dipende dalle situazioni ;).

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