Una mamma, tre figli, la quarantena e…come sopravvivere! Un diario ironico e i consigli per non far regnare il caos.

Di Emanuela Filice

Sinceramente questa quarantena, togliendo i primi mesi di vita dei miei figli, per i quali il nido pubblico ancora non è accessibile, per intenderci, è la prima vera occasione che ho di conoscerli davvero.
Non sto dicendo che interagire con loro sia una cosa positiva, per carità, cerco solo di fare un’analisi lucida dello status quo. Mi sono resa conto, infatti, che nel corso dei miei 14 anni di condizione genitoriale, ho avuto sempre la fortuna di contare su qualche struttura di sostegno. Sulla scuola dell’obbligo, durante l’anno scolastico e sui centri estivi, beneficiari assoluti di parte del mio patrimonio, durante i mesi post scuola.

Il divorzio poi, ha sigillato felicemente una ripartizione equa della prole durante il mese d’agosto, e così ne sono sempre uscita indenne.
Restavano fuori le vacanze di Natale, ma quelle le ho sempre confinate e subite, come sacrificio sommo che ognuna di noi deve affrontare almeno una volta l’anno per guadagnarsi il Paradiso.

Adesso, invece, ci troviamo faccia a faccia con “loro” quotidianamente. E siamo così sole e indifese….
Per affrontarli, quindi, dobbiamo prepararci e stilare un piano d’attacco puntuale e non improvvisato. Insomma, per sopravvivere bisogna prima conoscere bene il proprio nemico per poterlo sconfiggere.

Fase 1. L’osservazione

Iniziamo col dire che questi organismi pluricellulari sono capaci di grandi imprese, che al confronto la traversata a piedi nudi del circolo polare artico sembra un normale pomeriggio di struscio su Via del Babuino, per dire. Essi, i complessi ominidi, possono dormire, svegliarsi, mangiare, fare i compiti, parlare al telefono, litigare con i fratelli, sempre nella stessa posizione e con lo stesso pigiama addosso, per esempio.

Ma andiamo con ordine. Intanto, dobbiamo tenere sempre a mente il recente passato. Ricordate quando in tempi di pace cercavamo di svegliarli in orario idoneo per arrivare a lavoro noi e a scuola loro e, puntualmente, i nostri erano inutili tentativi? Bene, adesso pure.
Con l’aggravante che se non si svegliano e non accedono tempestivamente al registro elettronico, dando segno di vita su Marte, diventiamo noi bersaglio facile della chat delle mamme (quelle sempre sul pezzo, per intenderci, quelle che hanno un rapporto esclusivo con i codici di accesso di tutte le piattaforme di e.learning e ti facilitano il compito switchando su WhatsApp gli audio con i compiti. Quelle multitasking insomma, non sempliciotte come noi, che già se riusciamo a metterci il Labello rosa, pensiamo di esserci truccate) e privatamente anche della maestra, che bacchetta noi e, secondo me, prova un sottile senso di perversa goduria.

Se poi, come me, la vita vi ha donato la gioia di avere 3 figli in età scolare di cui uno in età da suicidio (scuola materna), noterete che quest’ultimo si sveglierà molto prima degli altri, molto prima di voi, molto prima di tutti. Lo farà al solo scopo di farvi sentire in colpa quando vorrà fare colazione alle 5,30 e voi vi fingerete morte. Non cedete. È importante.

Dicevamo, una volta però che i vostri coinquilini pre adolescenti, acquisiranno la postura eretta, dovreste stare tranquille, secondo i miei calcoli, fino alle 11,45 circa. Intorno a quest’ora, infatti, l’atavica privazione di cibo sofferta in età neolitica, dovrebbe riaffiorare e manifestarsi con la seguente domanda, “a che ora si mangia?!?!?”. A volte io ho risposto, “mai!!!!”. Ma vi sconsiglio questa strada che attiverebbe un inutile circolo vizioso, da cui non ne uscireste indenne.
Consiglio, piuttosto, una risposta poco circostanziata e aperta come, “tra poco”, o “tra un po’”. Questo dovrebbe placarli temporaneamente. Il momento del pranzo, tuttavia, non è quasi mai un problema.
Pasta al pesto, pasta al tonno, tagliolini panna e tartufo hanno per loro lo stesso valore. Noterete che il tempo post prandiale è quello di maggior soddisfazione. Essi, infatti, si ritirano nelle loro stanze (quando non andiamo a ritirare il vassoio direttamente lì….), e dovreste stare in pace con il mondo e con la mente fino alle 15,45 circa.
Verso quell’ora, infatti, proprio mentre cercate di riconciliarvi col lavoro se ce l’avete o col divano, dovrebbe giungere la seguente eco urgente, “possiamo fare merenda????????!!!!!”. Caspita, penserete, quanto magnano questi. E rimpiangere, benedicendoli, tutti i bollettini mensa che arrivano nascosti nei diari, nelle tasche, e in generale introdotti in casa vostra più come pizzini che come comunicazioni ufficiali. Anzi, vi ripromettete di proporre alla scuola un aumento mensile, appena possibile.

Fase 2. La difesa

La giornata in sé, tuttavia, potrebbe trascorrere senza insidie se fosse interamente dedicata al consumo indiscriminato di alcolici.
Invece, per il bene della comunità scientifica, spesso compare uno degli ospiti con un libro gigante in mano che, con una voce stridula mai sentita, chiede “ho pensato che se le piantine vendute sono meno di quelle non vendute, ma la metà di quelle morte e comunque pari ai gerani rossi che il fioraio scambia con il doppio dei ciclamini bianchi, è giusta questa operazione?!?!”.
Spero venga bocciata, lasci la scuola e si metta a vendere piante, invece…. Invece ci tocca prendere il libro, seguire con sguardo intelligente il problema e tuonare, “se te li faccio io i compiti, a cosa servono??!?!”.

Un segreto per arrivare sani all’ora della cena è non fare mai mancare i cartoni animati ai più piccoli, proporli a ruota insomma, né la connessione Wifi alle preadolescenti che così restano chiuse in stanza a postare idioti video su Tik Tok senza soluzione di continuità. Che poi questi serviranno come prova per richiedere il disconoscimento legale, per loro al momento, è del tutto indifferente. Per raggiungere il traguardo delle 21,00 “sola sul divano”, è necessario che la cena si svolga presto e velocemente.
Senza troppe chiacchiere e confronti dialettici. Io cucino, tu mangi e buonanotte. Non parlate, con nessuno, mi raccomando.

Fase 3. Il contrattacco

Al netto di quello che ci sta capitando, se vogliamo ancora pensare di sopravvivere a questa incresciosa situazione, la soluzione che intravedo è solo una. Ci dobbiamo fare odiare. Loro, i malvagi occupanti abusivi, devono rimpiangere la prof di matematica, più della domenica pomeriggio a casa da soli con accesso illimitato a Netflix. Per fare questo è necessario approntare poche e semplici regole che dovranno seguire.

  • Devono svegliarsi quando dite voi, pena disconnessione immediata e perenne da Instagram.
  • Devono lavarsi, vestirsi e pettinarsi, rifare il proprio letto e anche il vostro, prima di immergersi nello studio.
  • Possono fare una pausa prima dell’ora di pranzo e possono scegliere tra la pulizia dei bagni, stendere i panni o buttare la spazzatura. A turno dovranno comunque fare tutto, tutti.
  • Mangeranno il rancio previsto dalla dieta del doc Nowzaradan e dovranno sparecchiare e avviare la lavastoviglie.
  • La merenda non è necessaria.
  • Dovranno loro interagire con le chat di classe fingendosi voi e facendovi risultare simpatiche e disponibili agli occhi delle altre mamme (quelle multitasking di cui sopra).
  • Potranno, se avranno le forze, concedersi un film o una videochiamata con i loro simili, dopo aver cenato e riordinato la cucina.

Se seguirete le mie indicazioni e non vi farete scoraggiare dagli eventi, non ci saranno problemi e, vedrete, ANDRÀ TUTTO BENE.

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