Emanuela Filice

Emanuela Filice –
Contributor di Amiche di Smalto

Dunque, credo che sarete d’accordo con me nel dire che appena più inquietante dell’invito a uno dei seguenti gruppi “regalo natale maestre”, “regalo pasqua maestre”, “regalo maestre fine anno”,  “raccolta fondi  carta igienica”, ecc. ecco, il vero terrore, però, lo provo con il messaggio Wathsapp che ricevo puntualmente i venerdì sera sul gruppo dei genitori della classe di uno a caso dei miei figli.
Il messaggio tuona più o meno così “Ciao mammeeee!!!! Ho da fare un piccola comunicazione, ma piccolina, eh?! Oggi sulla folta chioma della mia dolce e brava e simpatica Betty Boop ho trovato, nientepopodimenocheeeee….un ospite!! Ve lo volevo dire, così potete controllare anche voi i vostri cucciolini. Buona serata e buon we a tutti. Baciiiiiiii P.s. ma lunedì in gita che merenda preparate? Cioè a lievitazione naturale immagino, ma dolce, salata o entrambe? E oltre l’acqua ai monelli fate portare anche un succhino? Ricordate che lo zaino lo devono lasciare a casa come il grembiule ma io credo che qualche libro glielo farò portare. Che ne pensate?! Grazieeee e aribaciiiii”.

Baci, abbracci e Paranix per tutti

Quando ancora devo capire perché una madre si ostina a chiamare Betty Boop una giovane teppista al limite del TSO e mentre ho iniziato con modalità ritmica e sincopata a grattarmi in ogni dove, già sono arrivati altri duecentocinque messaggi in risposta contenenti suggerimenti e indicazioni per far allontanare l’ospite prima che questi, si sa, inizi a puzzare o a proliferare. A quel punto però sono già irrimediabilmente rimasta indietro e mi tocca leggere un messaggio ogni dieci.

La cosa che mi colpisce ogni volta – visto che si tratta di un evento che si rinnova a cadenza mensile, come le rate Equitalia praticamente – e per la quale mi sento di riabilitare tutte queste mamme, di cui dopo anni ancora non ho ben individuato la relativa progenie – è l’entusiasmo incontenibile con il quale sono pronte ad affrontare “sto seratone”  chiuse in bagno con tutta la famiglia, che già i mariti sono andati a comprare pizza, birra e Coca-Cola, manco fosse la semifinale dei mondiali, per dire.

Mentre queste eroine iniziano ad attaccare i poster dei Maneskin sul muro adiacente la vasta da bagno per rendere più familiare l’ambiente contaminato e meno traumatico per le vittime sacrificali il rito della derattizzazione pelifera, io inizio a sentire le mie guance bagnate da lacrime calde, di quelle che vengono giù spontanee per intenderci, tirate direttamente dal cuore da un arcano a pompa e che non si arrestano nemmeno davanti all’apparizione mariana che ti prega di non sprecare ulteriori liquidi corporei.

Il fatto che i capelli di mia figlia arrivino appena sopra il sedere e siano azzeccati come la fila allo sportello A (raccomandate e bollette) della Posta centrale, incide solo in parte, eh?! È più che altro il pensiero di numero tre teste da controllare ed eventualmente spulciare in un addivenire di passaggi talmente stressanti che vorrei che i miei figli approcciassero al più presto alla filosofia skinhead, così tanto per darci un taglio.

A quel punto però la chat wathsapp di annunciazione, è stracolma di messaggi a contenuto trasversale. Si va da quello meramente didascalico sulla natura e sviluppo della pediculosi nei paesi occidentali dal 1900 a oggi, al messaggio contenente sintetici breviari per “affrontare la simpatica emergenza senza perdere il sorriso e la fiducia nel futuro”, a quelli prettamente informativi con nomi e composizione dei vari shampoo deputati allo sterminio della razza. E sì, perché, mentre io nel mobiletto del bagno chiuso a doppia mandata, in un cassetto anti scorie nucleari, conservo l’arma atomica per eccellenza, l’unica con insetticida che mi assicura di vederli lì, stecchiti al suolo, loro, le Giovanna d’Arco del pidocchio, fanno a gara a rintracciare il prodotto antipediculosi NATURALE, preferibilmente con estratti di biancospino e valeriana ma in ogni caso “senza agenti chimici”, per non intaccare la giovane cute e non impattare sull’ambiente.

Vedete, mie care mamme bio 4.0, io vi sento con una cadenza talmente costante che nemmeno con la mia nail stylist  mentre mi illustra “i colori e tendenze per unghie perfette”, dopo un weekend trascorso al torneo di tiro alla pallina di mollica modellata con i polpastrelli del pollice e dell’indice e intaccata con le relative unghie, e credo che si dovrebbero evitare esagerati flussi comunicativi dannosi per lo sviluppo sociale già per chiunque abbia un figlio, figuriamoci tre.

Quindi, vi spiego come faremo, partendo dalle basi: il pidocchio è un essere viscido, immorale, schifoso, immondo, ma soprattutto è un parassita e come tale dovrebbe essere trattato. Divorziando e facendovi versare gli alimenti, per esempio.

Oppure avvelenandolo e uccidendolo definitivamente con prodotti a base di insetticida. Diversamente, sarebbe come pretendere di allontanare dal tuo orecchio mentre sei frantumata a letto in dormiveglia dopo una intera giornata trascorsa con attività defatiganti – come lo smontaggio dell’albero di natale, per dire – un gruppo di gioiose zanzare tigre, solo con una serie di preghiere indù.

Care mamme green, non temete per la cute dei vostri boccioli in fiori, fuggite da stereotipi ecosostenibili e procedete energicamente. I vostri figli magari non avranno una mamma ecologica, ma almeno non c’avranno più i pidocchi, chiaro no?!

E mi raccomando donne, ricordiamoci sempre che oltre a Paranix c’è di più.

P.s. In gita miei figli portano merendine e zozzerie ipermegacaloriche (quando mi ricordo che c’è la gita, ovvio).

Di Emanuela Filice

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