Emanuela Filice

Emanuela Filice –
Contributor di Amiche di Smalto

Come il mascarpone per il tiramisù

Con l’amore sono brava più o meno quanto con il lancio del giavellotto e ne so per quello che ho letto negli anni sui baci perugina, quindi non mi addentrerò in inutili dissertazioni sullo sconosciuto. Quello che mi va di raccontare invece è come si è manifestato a me.
Preciso subito, non me come vittima della freccia impazzita, ma come spettatrice. Perché si sa, puoi non saper tenere in mano un pennello ma riconoscere ugualmente l’arte. Puoi essere Gigi D’Alessio e riempire lo stesso gli stadi, per dire.

Ciò premesso, qualche giorno fa – mentre rientravo a casa con lo stesso entusiasmo di quando si va dal dentista per l’estrazione del settimo molare – proprio prima di entrare in ascensore, ho incontrato la mia meravigliosa vicina di casa.

A dire la verità io ho tante meravigliose vicine a cui chiedere il latte, lo zucchero o uno xanax.
Lei invece è quella con la quale parlare, stare in silenzio, imparare nuove ricette. Ed è per questo che ogni volta che la incrocio, ancor prima di salutarla e chiederle come sta, la interrogo sul menù del giorno.
Lo faccio in modo avido, con le pupille che si schiantano e strabuzzano fuori dalle orbite che se uno non sapesse di me penserebbe che sono affetta da psicosi da ricetta, una bulimica del “Talismano della felicità”, insomma.

Quel pomeriggio, la mia vicina era come sempre elegantissima nelle sue scarpe slingback, con le unghie sempre al top e con due buste della spesa per braccio. Così, senza indugio alcuno – e senza nemmeno acchiapparne una di busta – mi sono avvicinata per aprirle il portone e, senza troppi salamelecchi, l’ho interrogata sulle previsioni per la cena.
A sorpresa mi ha risposto che avrebbe preparato il tiramisù.

Una ricetta d’amore

La ricetta di un amore come un tiramisù

Adesso dico, parlatemi del ragù, del sartù, delle melanzane fritte, della pasta china (delicatezza calabra a base di lasagne, polpette fritte, salsiccia piccante, caciocavallo e uovo sodo), ma di dolci no.

Io con i dolci ho la stessa dimestichezza che ho con l’amore. Basica.

Sono rimasta alla V elementare quando ricevevi il biglietto con scritto “vuoi fidanzarti con me Si o No” e solcavi il No con una croce, anche un po’ offesa per la proposta oscena. Ecco io sono rimasta lì. Le mie cinquanta sfumature di grigio sono tutte in quel bigliettino. Con i dolci più o meno è uguale. Con l’uovo sbattuto, zucchero e caffè ho realizzato la massima espressione erotica-sentimentale del dolce.

Dunque, davanti alla notizia del tiramisù le mie aspettative avevano già subito un forte impatto in picchiata ma non potevo mollare la mia vicina così, pronta già a snocciolare segreti e virtù per un tiramisù perfetto. Ho così deciso di trovare in me una forte motivazione – la stessa che uso di solito quando il sabato devo portare i miei figli al cinema del centro commerciale di Porte di Roma – per restare li ad ascoltare la sintesi sui dibattiti dell’ultimo decennio su “pavesini no savoiardi si”.

La ricetta di un amore come un tiramisù

Mentre nella mia mente si insinuava con prepotenza l’immagine delle polpette di melanzane, la mia meravigliosa vicina si soffermava sull’importanza del caffè non zuccherato dove intingere il biscotto prescelto, puntando l’attenzione sul fatto che, avendo dei bambini, il caffè doveva essere allungato un po’ con l’acqua. Ma solo in questo caso! La seguivo sveglia e interessata come quando nel 1998 ho assistito alla prima al cinema de “La noia” di Moravia e intanto pensavo chi fossero esattamente i savoiardi e a quale etnia appartenessero.

Fu cosi, tra la scelta del mascarpone Conad invece di quello Santa Lucia, che si è palesato il di lei marito. Sulla settantina, occhi chiari, continua a praticare rugby nonostante l’età e la calvizie incipiente.

Si è avvicinato a noi e con discrezione ci ha salutate e, manco si era ancora reso conto che quella di spalle era la moglie, che l’ho invitato – con il mio sguardo tollerante quanto quello di Kim Jong-un davanti ad una vignetta di Vauro con la sua caricatura – a prendere almeno una delle buste che nel frattempo la moglie continuava a tenere sollevate. Ho pensato in modo originalissimo come gli uomini fossero tutti uguali. Bambini egoisti. Ecco. E ho continuato ad appassionarmi alla ricetta arrivata al momento topico in cui bisogna inglobare la chiara dell’uovo nel mascarpone previamente miscelato alle uova.

Lui intanto le buste le aveva prese tutte e le teneva in una mano sola per dimostrare che aveva polso. Tutti uguali gli uomini. Egocentrici cazzoni. Io guardavo la mia vicina impegnata nell’accurata descrizione della giusta teglia da utilizzare per comporre gli strati di tiramisù, con la stessa perizia e lo stesso entusiasmo con cui Alberto Angela ha realizzato la puntata dedicata ai segreti della Cappella Sistina. E guardavo lui mentre guardava lei. Sorrideva. Dunque, escludendo una paresi facciale perché la sera prima l’avevo incontrato alla riunione di condominio e stava benissimo, nonchè una partecipazione orgasmica alla narrazione – si parla pur sempre della sensibilità di uomo, quindi pari a quella di uno scaldabagno, per dire – resta l’ipotesi che che sorridesse a lei.

A lei con la quale aveva trascorso gli ultimi 30 anni di vita. Dico trenta, no tre mesi, tre anni, un decennio, ma trenta. Pari agli anni che sono serviti per concludere la Salerno-Reggio Calabria, per avere un’idea.

Mentre ero impegnata in questa riflessione storica-culturale, la mia guru inserì un inciso. Si raccomandó – guardandomi dritta negli occhi, con quella stessa urgenza con cui una madre raccomanda alla figlia che esce di sabato sera il significato vessatorio di “varco attivo” nella zona di san Lorenzo – che uova e mascarpone avessero la stessa temperatura al momento di essere amalgamati. Questo il segreto dei segreti, dopo tanti anni di prove su strada e crash test in cucina. Era importantissimo. Più della scelta del savoiardo, più di lavarsi le mani prima di iniziare, per dire. Ho ricambiato lo sguardo con uno un po’ più periferico per la verità e mentre lei proseguiva nelle raccomandazioni di puro stile, il marito le spostava una ciocca di capelli dal volto.

Ora, di certo non è stata la cosa più stravagante alla quale ho dovuto assistere nella mia vita, eppure quel gesto ha attirato la mia attenzione – manco fosse un Mudra del rituale induista, per dire – per la necessità di farlo. Mi spiego. Lei non aveva dimostrato fino a quel momento in nessun modo un disagio a mantenere un ciuffo che cadeva appena vicino agli occhi. Non uno scrollare la testa, né un tentativo di soffio con rimbalzo, non uno strabismo momentaneo. Nulla. Vale a dire che lui aveva posto in essere un gesto cercando di eliminare un ipotetico fastidio. Non aveva altre intenzioni. E lì ho avuto una blandissima, per carità, idea di cosa significasse amare una persona. Togliere i fastidi con la stessa urgenza, come faremmo se fossimo noi a subirli.

Perché alla fine riusciamo più o meno sempre ad anticipare un desiderio e questo anche quando amore non è. Ma anticipare un fastidio, un disagio, fino ad avere la certezza di escluderlo nel panorama degli accadimenti possibilistici no, per quello ci vuole amore. Sicuramente.

Con ricetta in una tasca e il cuore nell’altra me ne andavo così, come ero arrivata, senza saperne molto di più sul tiramisú. Salvo che alla fine è tutta una questione di giusta temperatura, scelta accurata e qualità degli ingredienti. Pazienza e culo. Un po’ come l’amore. Forse.

Nota dell’autore. Auguri a Claudia e Guido che dopo dieci anni di matrimonio concorrono di diritto al trofeo per il primo posto di Bake Off Italia.

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