Le suffragette erano donne davvero toste! Non a caso vennero definite con il diminutivo “suffragette” proprio per sminuirle, ma in realtà erano un bel gruppo di donne di tutti i ceti sociali ed età, che sono state le prime ad ottenere il suffragio universale, il grandissimo diritto al voto per le donne.

Mi piace festeggiare la festa della donna pensando proprio a loro, alla suffragette e a quelle donne che oggi stanno cambiando il mondo, le “suffragette moderne” che lottano per i diritti delle donne nelle società evolute e in quelle in cui c’è ancora tanto, troppo, da fare.
Alcune sono state assassinate, altre hanno vinto il Nobel, altre ancora lottano nell’ombra tutti i giorni con tenacia, sfidando poteri e mettendo a rischio la loro vita per regalare un futuro migliore a tutte le donne e ai più deboli.

La storia delle suffragette

La storia delle suffragette

Suffragette fanno campagna elettorale durante un’elezione suppletiva. Autore sconosciuto, 1910, Heritage Images / A.G.F.

In questi giorni è uscito nelle sale un bellissimo film che ripercorre la storia delle Suffragette e si ispira alla vicenda reale di Emmeline Pankhurts (interpretata nel film da Meryl Streep), una delle più importanti attiviste politiche e leader del movimento.
Il mio ricordo delle suffragette era un po’ sbiadito, un po’ come le immagini che ci rimangono di queste donne dell’inizio del 900 che manifestano e lottano con i loro abiti d’epoca e i cappelli con le piume, e sono contenta che questo film mi abbia fatto ricordare e incuriosire della storia di queste donne speciali.

Foto di Una Dugdale

Una Dugdale si rivolge ad un piccola folla di uomini in occasione delle elezioni suppletive di Newcastle. Autore sconosciuto, settembre 1908, Heritage Images / A.G.F.

Le suffragette sono praticamente le prime femministe. Il movimento nacque nel 1865 in Gran Bretagna in una società in cui solo gli uomini potevano partecipare alla vita politica, mentre le donne erano relegate in casa.

Una delle cose che mi ha sempre colpito delle suffragette era l’appartenenza al movimento di donne di tutte le classi e ceti sociali, unite per una rivoluzione che riguardava tutte le donne. Operaie, borghesi, ragazze nubili e madri di famiglia si organizzarono in comitati e scesero in strada per rivendicare il loro diritto al voto al grido di “Vote for women”.

Arresto delle suffragette


Scontri tra polizia e suffragette. Autore sconosciuto, 1910, Heritage Images / A.G.F.

Le immagini di queste donne che marciavano su Manchester e Londra per rivendicare il diritto di partecipare alla dimensione pubblica face grande scalpore in tutta Europa ma le suffragette dovettero aspettare decenni per vedere risultati concreti: il suffragio venne esteso alla popolazione femminile solo nel ‘900. In Europa il primo Stato a permettere alle donne di votare fu la Finlandia nel 1906. La Gran Bretagna concesse il suffragio alle sue cittadine solo nel 1918, mentre le francesi e noi italiane abbiamo dovuto aspettare fino al secondo dopoguerra, nel 1946 anche le donne sono diventate cittadine.

Il voto delle donne in Italia

Il vademecum elettorale per le donne

Oggi diamo tutto per scontato, il 1946 ci sembra lontanissimo, ma la realtà in cui vivevano queste donne non è poi così lontana anni luce. Donne abusate dal proprio datore di lavoro, picchiate dai propri mariti e dalla polizia, ignorate, senza alcun diritto sui propri figli: questa realtà in alcuni paesi del mondo è ancora attuale e fortunatamente ci sono ancora delle “suffragette moderne”, passatemi la definizione, donne eccezionali per la coloro caparbietà e perseveranza che lottano per i diritti delle donne e dei più deboli.

Le “suffragette moderne”: le donne che stanno cambiando il mondo

Ci sono oggi delle donne eccezionali, donne che si battono per i diritti, che combattono le disuguaglianze sociali, i crimini di guerra e che danno la loro vita – nel vero senso del termine –  per le cause per cui combattono.
Per stilare una piccola lista ho chisto aiuto ad un’amica speciale, Simona Moscarelli, che lavora all’OIM – l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni – che con i suoi post sui social ogni tanto mi riporta alla realtà dal mio mondo fatto di smalti e borse…ed ecco alcune donne che dovremmo ringraziare tutti i giorni per la loro perseveranza.

  1. Malala Yousafzai

Malala Yousafzai

Malala Yousafzai, 17 anni, attivista pakistana, premio Nobel per la Pace.

Guardatela bene questa donna pakistana perché ha solo 17 anni, da tempo si batte per i diritti civili e il diritto all’istruzione delle ragazze nei paesi musulmani, e ha vinto nel 2014 il Premio Nobel per la Pace.
E’ diventata molto conosciuta quando nel 2012 fu colpita alla testa da un colpo di pistola sparato da un talebano, mentre stava tornando a casa da scuola. Tre anni prima aveva scritto un testo raccontando il caos della città in cui viveva e i roghi delle scuole femminili da parte dei talebani. Il testo fu pubblicato sul sito della BBC e circolò molto in Pakistan.
Il portavoce dei talebani, dopo aver rivendicato l’aggressione del 2012, aveva detto che Malala Yousafzai si è resa responsabile di “oscenità” che andavano “fermate”.

Malala Yousafzai

Da Glamour.com

Malala è così diventata una delle attiviste più conosciute al mondo. Nel 2013 ha tenuto un discorso durante l’Assemblea della gioventù delle Nazioni Unite a New York e ha parlato molto della condizione femminile nel suo Paese. Davanti all’assemblea, Malala ha spiegato che “i libri e le penne sono le armi più potenti” e che “l’educazione è l’unica soluzione”.
Parlando del suo attentato, si è anche rivolta direttamente ai talebani, chiarendo che “se pensavano di farci tacere con l’uso dei proiettili, non ci sono riusciti”.

2. Aung San Suu Kyi

Segretario Generale per la Lega Nazionale per la Democrazia

Aung San Suu Kyi – Segretario Generale per la Lega Nazionale per la Democrazia

Chi non conosce la storia di questa donna coraggiosissima, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani In Birmania, oppresso da una rigida dittatura militare.
Aung San Suu Kyi si è imposta come leader del movimento non-violento della Lega Nazionale della Democrazia ed è stata insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991 che poi riuscì a ritirare solo nel 2003 a causa dei suoi innumerevoli anni di arresti domiciliari.  Utilizzò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.

La storia di questa donna è un esempio di sopportazione unica, una vita agli arresti, di lotta incessante per la libertà in Birmania, rinunciando a tutto, famiglia in primis.
Aung San Suu Kyi entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia nel 1988 e neanche un anno dopo le furono imposti gli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime ed è rimasta per anni costretta agli arresti domiciliari senza nemmeno poter vedere il marito in punto di morte.

Quando nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro, i militari ripresero il potere con la forza e annullarono il voto popolare.

Aung San Suu Kyi

Ritratto di Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi non si è mai arresa e per il suo impegno per i diritti umani, il 6 maggio 2008 il Congresso degli Stati Uniti le ha conferito la sua massima onorificenza: la Medaglia d’oro del Congresso. L’importanza e lo spessore morale delle sue gesta in favore dei diritti umani hanno raggiunto una moltitudine di consensi nell’opinione pubblica globale, rockstar comprese, gli U2 le hanno dedicato infatti, il brano intitolato Walk On (“Vai avanti”) e il regista francese Luc Besson ha diretto il film The Lady incentrato sulla vita del premio Nobel birmano.

Il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi è stata liberata e  nel 2015 ha vinto le elezioni, avviandosi a divenire il primo ministro di Myanmar. Si è trattato delle prime elezioni libere in 25 anni nel paese.

3 – Le donne curde che combattono Isis

Le guerrigliere di Kobane

Combattenti delle Unità di protezione curde

Sentite spesso parlare delle crudeli donne di Isis ma ci sono anche molte donne impegnate attivamente nella lotta contro i terroristi. Secondo la Nbc, un terzo dei combattenti delle Unità di protezione curde sono donne: circa 10mila. Gran parte di loro sono single e hanno seguito un duro addestramento. Dormono al massimo sei ore e si alzano all’alba per i turni di sorveglianza. Hanno lasciato famiglia e amici per la causa del popolo curdo.
C’è una bellissima inchiesta su Formiche.net che racconta proprio di come queste donne sia state fondamentali per sconfiggere l’Isis a Kobane.

 4- Camila Vallejo Dowling

Camila Vallejo

Camila Antonia Amaranta Vallejo Dowling è una politica e attivista cilena, deputata del Congresso Nazionale del Cile.

Bella è bella e a volte il suo aspetto fisico viene anche strumentalizzato ma Camila, 23 anni e studentessa di Geografia, in Cile è una star per le sue idee e sta mettendo in crisi il governo cileno. La sua lotta riguarda il sistema scolastico pubblico ed è riuscita a portare in piazza per ben tre volte 200mila persone. Non solo studenti (compresi quelli delle scuole private) ma anche famiglie, anziani e cittadini. Tutti a chiedere un’istruzione più equa in Cile e soprattutto meno dispendiosa: basti pensare che per andare all’università pubblica servono quasi mille euro al mese. Una spesa insostenibile per molti che si indebitano per decenni.

Di lei dice: “Non ho scelto io il mio aspetto fisico, ho scelto però le mie battaglie”.

5- Shirin Ebadi

Shrin Ebadi

Shirin Ebadi – Avvocato e pacifista iraniana

Shrin Ebadi Premio Nobel per la pace nel 2003 “per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e a favore della democrazia. Si è concentrata specialmente sulla battaglia per i diritti delle donne e dei bambini”. Una donna coraggiosa e con un incessante impegno in favore della democrazia.
Dopo la rivoluzione islamica del 1979 fu costretta, come tutte le donne giudice, ad abbandonare la magistratura e solo dopo ampie proteste, le fu riconosciuta la possibilità di collaborazione al tribunale con il ruolo di “esperta di legge”. E’ stata tra le fondatrici dell’associazione non-governativa  “Society for Protecting the Child’s Rights”  della quale è tuttora dirigente e come avvocato è solita occuparsi di casi di liberali e dissidenti entrati in conflitto con il sistema giudiziario iraniano.

Vive a Londra in una condizione di esilio forzato, senza possibilità di vedere il marito e la sorella che sono a Teheran, liberi su cauzione. Le sue due figlie, invece, studiano in Europa; i suoi beni sono stati prima confiscati e poi messi all’asta.

Racconta in un’intervista a Reset : “Hanno provato a intimidirmi. Io ho risposto che amo la mia famiglia, ma la giustizia di più”,

6- Emma Bonino

Emma Bonino

Emma Bonino è una delle figure più importanti del radicalismo liberale italiano dell’età repubblicana. Foto ANSA/ GUIDO MONTANI

Mi piace concludere con un’italiana e con una rivoluzionaria vera: Emma Bonino, amata e apprezzata universalmente. Di questa donna ho sempre ammirato anche lo sguardo acuto, occhi di chi vedono solo le cose reali e non possono invece vedere le ingiustizie.
La sua biografia è lunghissima e al di là delle militanze, dei partiti, delle cariche politiche ricoperte in Italia, Emma Bonino ha partecipato attivamente ad ogni crisi internazionale in cui ne facevano le spese i civili, le donne e i bambini.

E’ tra le fondatrice dell’organizzazione internazionale Non C’è Pace Senza Giustizia per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili; delegata per l’Italia all’Onu per la moratoria sulla pena di morte, nel 1993 ha promosso una campagna a favore dell’istituzione del Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario Generale delle Nazioni Unite Boutros Boutros-Ghali un appello firmato da 25.000 persone in tutto il mondo.

Con Il Dalai Lama ha tenuto una conferenza stampa per la mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina; ha denunciato l’impotenza dell’Europa e il disinteresse dell’ONU dinanzi al protrarsi del conflitto e all’allargarsi della “pulizia etnica” In Bosnia: nel 1996, all’indomani del genocidio in Ruanda, ha compiuto diversi viaggi nella regione dei Grandi Laghi in Africa per sostenere il diritto dei profughi all’assistenza umanitaria, per ribadire l’impegno finanziario dell’Europa e per invocare, invano, un intervento politico urgente da parte dell’ONU o delle grandi potenze.

In Sudan ha sfidato l’embargo imposto dal regime di Khartoum, allo scopo di riaprire il corridoio umanitario per le vittime di una crisi ‘dimenticata’, fra il Nord ed il Sud del paese.
E’ stata arrestata in Afghanistan dove si era recata per denunciare il regime dei talebani e ha lanciato la campagna ‘Un fiore per le donne di Kabul’ contro ogni discriminazione e per consentire l’accesso agli aiuti umanitari da parte delle donne afghane.

Di imprese Enna Bonino ne ha fatte tante, ha sfidato dittatori, politici, alti commissari e governi. Una di quelle donne che come scrisse nel 2011 la rivista statunitense Newsweek ” tra le 150 donne che muovono il mondo” ed è finora l’unica italiana in quella lista.

Cosa unisce queste donne moderne –  e tutte coloro che hanno sacrificato la loro vita per la giustizia e l’uguaglianza sociale –  alle suffragette…sicuramente la perseveranza, il coraggio e un monito:

“Never surrender Never give up the fight” – “Mari arrendersi, mai rinunciare alla lotta”

La t-shirt Suffragette

 

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